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Francesco Cancellotti: un dritto di ferro

16 Ott 2020 | La storia del circolo

Francesco Cancellotti- un dritto di ferro

Gli anni in cui Francesco Cancellotti, classe ’63, scende sui campi del Tennis Club Perugia, sono anche gli anni della Coppa Davis, dei tornei under 16, del grande tennis. Quello firmato da Panatta, Lendl, McEnroe, Connors e Wilander, tanto per intenderci. Il giovane Cancellotti si allena con tenacia e disciplina sulla terra rossa di via Bonfigli, sotto gli occhi del padre Delfo e di tante fans.

Il suo maestro Dante Marcarelli intuisce che quel ragazzone prima o poi farà strada. Campioni, del resto, ci si nasce, difficilmente ci si diventa.

Nel ‘77, già con un fisico da maggiorato e un dritto portentoso, arriva a disputare la finale degli under 14 con Urbinati. Perde il match, ma vince la tappa più importante del suo debutto tennistico.

Durante la gara, infatti, il perugino viene notato da uno dei più grandi coach e talent scout del momento: Mario Belardinelli, che lo convoca seduta stante nel suo vivaio di Formia. 

La mia fortuna racconta Francesco Cancellotti iniziò da lì. E dal Centro Federale, dove venivano selezionati i campioni di allora, partirono anche i miei successi e la mia carriera tennistica. La scalata di Francesco è legata anche ad un altro evento. Doloroso, di quelli che lasciano una ferita indelebile, ma determinante per quel giovane campione che allora aveva appena 18 anni: la morte del padre Delfo, imprenditore perugino, che, con i suoi manufatti in cemento, lega il nome dei Cancellotti ad un pezzo importante di storia economica dell’Umbria. Quella tragedia racconta ancora visibilmente commosso ha segnato la mia svolta. Francesco si rialza ed esplode. Il dolore lo tempra rendendolo quasi invulnerabile. Nello sguardo compaiono gli occhi della tigre e nessun avversario sembra più fermarlo. A 20 anni Cancellotti è numero 1 d’Italia e 20 del mondo. Arriva il successo con i grandi campionati, con i tornei del Grande Slam, dal Roland Garros (agli ottavi per ben due volte) a Wimbledon, passando per gli Australian Open, agli Internazionali d’Italia. Poi ci sono le finali di 7 tornei Grand Prix, i combattimenti con Lendl, un mastino del tennis, le sfide di Napoli per i campionati italiani assoluti, la finale a Perugia con Michele Fioroni, altro big del tennis internazionale, allevato nello stesso vivaio del campione. 

Aldilà della spinta emotiva, cos’è che ha fatto grande Francesco Cancellotti? Gli addetti ai lavori non hanno dubbi. La sua forza dice chi lo conosceva da vicino, come i maestri perugini Dante Marcarelli e Sergio Sereni è tutta in quel dritto anomalo, ma anche nella tenacia. Francesco è stato un giocatore che ha sempre marcato il territorio, riuscendo ad imporre il proprio gioco. Il lavoro di pressing e un’ottima forma fisica lo hanno reso un atleta completo. Forse più di quelli bionici a cui la globalizzazione ci ha abituati. Muscoli d’acciaio, ma senza gli occhi della tigre.